Girasole - Helianthus annuus

Inglese: SUNFLOWER
Francese: TOURNESOL
Tedesco: SONNENBLUME
Spagnolo: GIRASOL

Pianta originaria dell'America Nord Occidentale, coltivato dagli indiani d'America a scopo alimentare, fu introdotta in Europa XVI secolo come pianta ornamentale; dalla prima metà dell'800, quando in Russia fu messo a punto un metodo per l'estrazione alimentare dell'olio è utilizzata come pianta oleifera.

Il girasole, Heliantus annuus (n=17), appartiene alla famiglia delle Compositae, ed è la più importante tra le 100 specie del genere Helianthus.

Il nome "girasole" deriva dal caratteristico movimento eliotropico che le piante di questa specie presentano durante la fase giovanile: esse possono ruotare mediante torsione del peduncolo, grazie ad un meccanismo ormonale di tipo auxinico, in modo da mantenere l'apice sempre rivolto verso il sole. All'alba le calatidi sono rivolte verso Est, poi iniziano a ruotare per trovarsi, al tramonto, rivolte verso Ovest; durante la notte il peduncolo si torce in senso opposto. Questa particolare caratteristica cessa prima che le calatidi giungano a maturazione, dopo di che le calatidi rimangono costantemente rivolte verso Nord - Nord Est.

CARATTERI BOTANICI:
Il girasole é una pianta erbacea annuale, caratterizzata da un notevole sviluppo.
Il fusto, che si presenta eretto, cilindrico, robusto, rugoso, ispido e midolloso, può raggiungere un'altezza compresa, per le varietàcoltivate in Italia, tra 1,5 e 2,2 metri.
Le foglie (presenti in numero variabile tra 12 e 40) sono alterne, grandi, semplici, lungamente picciolate, cordate od ovate, acute, dentate. La loro forma cambia a seconda della loro posizione sul fusto.
Il girasole presenta un'infiorescenza terminale a capolino detta "calatide", costituita da un ricettacolo discoidale piatto circondato da una doppia o plurima serie di brattee. Nelle varietà coltivate le calatidi hanno un diametro di 15-50 cm e sono formate da 700-3000 fiori (nelle varietà da olio).
Sul ricettacolo sono presenti due tipi di fiori: ligulati e tubulosi; i primi sono quelli più esterni, sono sterili (asessuati), disposti radialmente in una o due file, e presentano una grande ligula di colore giallo intenso; l'insieme delle ligule viene comunemente (anche se impropriamente) chiamata corolla. Tutti gli altri sono ermafroditi, piccoli e poco appariscenti, costituiti da un ovario infero e da un perianzio tubolare di colore giallo o rossiccio.

La fioritura è proterandra e centripeta: maturano, cioè, prima gli organi riproduttivi maschili (stami) rispetto ai femminili (stigmi), partendo dai fiori più esterni a quelli più interni.Al termine della fioritura i ligulati cadono.
Questa pianta è ad impollinazione entomofila, quindi la fecondazione è completamente incrociata (vista la proterandrìa, la fecondazione autogama sarebbe comunque impossibile).
I maggiori impollinatori appartengono a varie specie dei generi Apis e Bombus.
A fecondazione avvenuta lo stigma appassisce e si ritira; ciò avviene prima nei fiori periferici e scalarmente fino ai fiori centrali: per questo motivo è possibile trovare, su una stessa calatide, acheni esterni ben sviluppati accanto a fiori centrali in via di differenziazione. Non tutti i fiori però danno acheni, fenomeno che si manifesta più intensamente nella parte centrale.
Il frutto è un achenio (frutto secco indeiscente) di forma allungata, costituito da un pericarpo duro e fibroso aderente al seme, di colore variabile dal bianco al nero, molto spesso grigio scuro, con striature più o meno chiare a seconda della varietà. Anche la dimensione, oltre al colore, può variare da meno di 40 mg fino a 200 mg (i semi più grandi vengono utilizzati per consumo alimentare diretto).
Il seme vero e proprio, che rappresenta il 70-75% dell'achenio, è costituito da un tegumento seminale, dall'embrione e da due cotiledoni contenenti grassi e proteine (contiene fino al 55% di olio, mediamente circa il 48%).
Durante la formazione del seme la calatide si piega ed a maturazione guarda verso terra; sotto il peso dell'infiorescenza, anche la parte distale dello stelo si incurva.
L'apparato radicale è fascicolato e molto sviluppato, soprattutto nei primi 40 cm di terreno, anche se può approfondirsi fino a 2 m nel suolo; questa caratteristica conferisce al girasole una notevole resistenza agli stress idrici.

BIOLOGIA:

Il ciclo colturale del girasole dura in media 110-145 giorni, a seconda della cultivar. L'accrescimento di questa pianta è piuttosto veloce nel periodo di fioritura, durante la quale viene prodotto circa l'80% della biomassa.
La maturazione fisiologica viene raggiunta quando il peso secco degli acheni cessa di aumentare. A questo stadio, le brattee esterne delle calatidi sono di colore scuro. Gli acheni comunque non possono ancora essere raccolti, in quanto contengono ancora circa il 20% d'acqua; in Italia, generalmente, la raccolta viene eseguita in settembre, quando tutte le piante si presentano completamente disseccate.

ESIGENZE PEDOCLIMATICHE:

Il girasole è una pianta annuale, a ciclo primaverile-estivo, che dimostra buona adattabilità e non presenta esigenze eccessive.
Essendo originaria di ambienti a clima temperato, predilige temperature relativamente alte; le esigenze termiche sono maggiori nelle prime fasi di crescita e diminuiscono leggermente alla maturazione: per la germinazione sarebbe ottimale un'alternanza giornaliera di 12-23°C; nonostante ciò, il girasole è in grado di germinare anche a temperature più basse, intorno ai 4°C. Lo stadio di plantula è molto resistente alle basse temperature, anche inferiori allo zero (-3, -5°C).

Grazie a queste caratteristiche, il girasole può essere seminato anche piuttosto precocemente, verso fine inverno; ciò, insieme alla morfologia dell'apparato radicale, conferisce alla pianta la notevole resistenza alla siccità estiva, in quanto le fasi di maggior sensibilità allo stress idrico (formazione della calatide e fioritura) anticipano le alte temperature estive e consentono a questa specie di produrre notevoli quantità di sostanza secca anche in condizioni di carenze idriche.
Il fabbisogno d'acqua raggiunge il massimo nei 45 giorni a cavallo della fioritura. Per quanto riguarda il terreno, il girasole non ha particolari necessità: unica esigenza è la presenza di un terreno profondo e con alta capacità di ritenzione idrica. Si escludono per questa coltura i substrati troppo sciolti e quelli troppo pesanti.

TECNICHE COLTURALI:

Il girasole è una pianta "da rinnovo", si avvantaggia cioè delle lavorazioni profonde e delle concimazioni organiche. E' sconsigliata la monocoltura per la possibilità di attacchi parassitari.

  • PREPARAZIONE DEL TERRENO:

    Il terreno deve essere lavorato profondamente, per consentire una buona capacità di ritenzione idrica: normalmente viene fatta un'aratura autunnale profonda 40-50 cm; un'operazione più efficace risulta però essere un'aratura accompagnata da ripuntatura. Una preparazione anticipata del letto di semina è senz'altro un'operazione molto utile, se si vuole seminare anticipatamente.
    Erpicatura ed estirpatura vengono quindi eseguite durante il periodo invernale, in modo che gli agenti atmosferici abbiano modo di affinare lo strato superficiale di terreno.
    Questo tipo di lavorazione non è adatta a suoli limosi o sabbiosi, peraltro poco adatti alla coltivazione di questa specie in quanto tendenzialmente sterili e poco capaci di trattenere l'acqua.

  • CONCIMAZIONE:

    Il girasole trae notevoli benefici da un'adeguata concimazione organica, che migliora la struttura, la porosità e la capacità di ritenzione idrica del terreno e stimola l'attività dei microrganismi terricoli. Normalmente viene utilizzato il letame, da apportare al momento della lavorazione del terreno.
    Per quanto riguarda la concimazione minerale, al fine di ottenere una normale produzione di sostanza secca (8t/ha), equivalente a 3,5 t di seme, vengono apportati circa 80-100 Kg di P2O5, 80-120 Kg di N e 50-150 Kg di K2O (il potassio é l'elemento più richiesto da questa coltura).
    E' molto utile effettuare la concimazione fosfo-potassica durante la lavorazione del terreno, avendo cura di interrare i concimi. I concimi azotati vengono invece distribuiti al momento della semina, utilizzando urea, o suddividendo la dose in due parti da distribuire alla semina (60%) e in copertura (40%).
    Un altro elemento molto importante per questa coltura è senza dubbio il boro, di cui il girasole è molto esigente; la carenza di questo elemento provoca accartocciamento e decolorazione fogliare, nei casi più gravi le calatidi risultano malformate e talvolta cadono. La soglia di carenza da boro è di 0,5 ppm. Esso può essere aggiunto al terreno sia incorporato in altri concimi che distribuito liquido, anche mediante fertilizzazione fogliare.

  • VARIETA':

    Le varietà attualmente disponibili sul mercato sono costituite da ibridi che si differenziano per il ciclo di maturazione e per la composizione degli acidi grassi del seme. In base al ciclo di maturazione gli ibridi vengono suddivisi in 3 classi: precoci, medi e tardivi.
    I medi si possono ulteriormente dividere in medio-precoci e medio-tardivi; queste due classi sono attualmente le più diffuse, poiché presentano i migliori caratteri sia per quanto riguarda le caratteristiche agronomiche che i livelli produttivi (Agronomica).

  • SEMINA:

    L'epoca ottimale per la semina varia in funzione della località: il girasole viene seminato verso metà marzo nel Sud Italia e dalla fine di marzo ad Aprile al Nord. Un impianto precoce, nelle aree del centro Sud, consentendo alla coltura di sfruttare la piovosità di fine inverno-inizio primavera, può permettere un incremento delle rese in semi. Semine troppo anticipate causano però problemi dovuti a ritorni di freddo ed agli uccelli; una semina troppo ritardata comporterebbe d'altra parte l'effetto negativo della carenza idrica estiva.
    La densità è compresa tra 50.000 e 70.000 piante/ha; si possono impiegare seminatrici da mais (distanza tra le file di 60 cm) o da barbabietola(distanza tra le file di 45-50 cm). La distanza tra le file è normalmente compresa tra i 45 e i 70 cm. La quantità di seme necessaria varia da 5 a 7 Kg/ha.
    I semi vengono interrati di 3-4 cm, dopo aver subito dei trattamenti con anticrittogamici contro peronospora (Plasmopara helianthi) e marciumi (Sclerotium bataticola, Sclerotinia sclerotiorum, Botrytis cinerea). E' conveniente abbinare a questi anche dei trattamenti repellenti per gli uccelli.

  • LOTTA ALLE MALERBE:

    Grazie alla rapidità di sviluppo, il girasole ha normalmente effetto soffocante sulle erbe infestanti; va tuttavia protetto nelle fasi iniziali del ciclo. Le malerbe più frequenti sono quelle di mais e bietola: Anagallis arvensis, Polygonum aviculare, Sinapis arvensis, Solanum nigrum, Stachys annua, Chenopodium album, Ammi majus, Setaria viridis, Echinochloa crus-galli.
    La lotta viene effettuata con sarchiature, finché l'altezza delle piante lo permette (40 cm), e poi con trattamenti chimici: normalmente i diserbanti vengono distribuiti alla semina o in preemergenza in quanto non sono al momento disponibili prodotti dicotiledonicidi selettivi a largo spettro d'azione, i trattamenti in post emergenza, quindi, non danno garanzie di innocuità per la coltura.

  • LOTTA AI FITOFAGI:

    La coltura del girasole è colpita soltanto occasionalmente da attacchi di fitofagi. I principali sono: Agriotes spp., Scotia spp., Sminthurus viridis, attivi già durante le fasi iniziali del ciclo vegetativo, e Gymnoscelis pumilata, nociva dalla fioritura alla maturazione.

  • RACCOLTA:

    La raccolta viene fatta quando gli acheni, il cui contenuto in acqua è inferiore al 10%, si staccano facilmente dalla calatide; ciò avviene circa 15-20 giorni dopo la maturazione. La maturazione completa viene raggiunta quando la calatide e le foglie si presentano secche e gli steli sono di color bruno. In Italia il girasole viene raccolto dalla metà di agosto (nelle zone più calde) alla metà di settembre, utilizzando le mietitrebbiatrici da frumento adattate o con testata da mais dotata di spartitore per ogni fila.

  • RESE:

    Le rese variano in funzione del numero di piante per unità di superficie,numero di fiori della calatide, peso medio di un achenio. A livello nazionale le produzioni medie di seme sono di circa 2,5t/ha; in condizioni molto favorevoli (ad esempio in coltura irrigua) si possono raggiungere le 4,5t/ha.


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