Colza - Brassica napus oleifera

Inglese: RAPESEED
Francese: COLZA
Tedesco: RAPS
Spagnolo: COLZA

Il colza è una pianta originaria del bacino del mediterraneo; il nome deriva dall'olandese "Koolzad", che significa seme di cavolo.
Diffusa fin dal medioevo nell'Europa centro-settentrionale, dai suoi semi veniva estratto l'olio da impiegare nell'illuminazione pubblica e privata. Attualmente i maggiori coltivatori di colza risultano essere India, Cina, Pakistan e Canada; per quanto riguarda l'Europa, i paesi più interessati sono quelli nord-orientali come Germania, Francia, Polonia,Gran Bretagna, Danimarca e Svezia.


CARATTERI BOTANICI
:

Il colza appartiene alla famiglia delle Cruciferae e al genere Brassica; si è originato spontaneamente dall'incrocio tra B. campestris (rapa; corredo cromosomico: 2n=20) e B. oleracea (cavolo; corredo cromosomico: 2n=18). L'incrocio tra le due specie, seguito da fortuito raddoppiamento cromosomico, ha prodotto una nuova specie con corredo 2n=38. Il colza coltivato è una pianta erbacea annuale.
La distinzione tra le varietà viene fatta in base al ciclo produttivo: le varietà primaverili hanno ciclo primaverile estivo, e sono diffuse soprattutto nel Nord Europa e nel Canada; le varietà autunnali sviluppano un ciclo autunno primaverile e per questo sono diffuse in ambienti con inverno non troppo rigido. L'apparato radicale è fittonante, non molto profondo (70-80 cm), e si espande soprattutto nei primi 35-40 cm di suolo.

Il fusto si presenta eretto e ramificato; normalmente raggiunge un'altezza di 1,5 m e differenzia circa 20 foglie; nei primi stadi di crescita si presenta molto raccorciato ed è formato da una rosetta di foglie; in stadi successivi gli internodi superiori dello stelo si allungano (levata).
Se le piante hanno spazio a disposizione, ramificano abbondantemente, producendo germogli che partono dall'ascella delle foglie superiori e che sviluppano un'infiorescenza del tutto simile a quella principale.
Nella pratica però si tende a ridurre al minimo la ramificazione attraverso semine fitte, in modo da ridurre soprattutto la scalarità di fioritura e di maturazione. Le foglie sono semplici, alterne; il colore, verde glauco, è dovuto alla presenza di abbondante pruina. Si distinguono le foglie basali, che sono lirate, con lobo terminale molto grande dalle foglie che si formano durante la levata, che si presentano invece intere e sessili, addirittura abbraccianti il fusto con la parte basale della lamina (amplessicauli).
L'infiorescenza a grappolo è terminale, formata da 150-200 fiori ermafroditi, aventi la struttura tipica delle Cruciferae: presentano quattro petali a croce, sei stami e ovario supero, corolla gialla, raramente bianca. La fioritura è scalare basipeta, procede cioè dalla base verso l'apice dei vari rami dell'infiorescenza, e dura circa un mese. Il colza è autofertile ed entomofilo, é possibile sia la fecondazione autogama (70%) che allogama (15-30%), quest'ultima favorita dal vento e dagli insetti attratti dai fiori ricchi di nettare.

Il frutto che si sviluppa dal fiore fecondato è una siliqua (frutto secco deiscente); un falso setto interno (replum) la divide in 2 carpelli contenenti numerosi (fino a 20 ) semi. Una siliqua, quindi, può contenere da 15 a 40 semi, a seconda della varietà. A piena maturazione i due carpelli possono separarsi spontaneamente (deiscenza), sollevandosi dal basso e restando temporaneamente uniti nella parte terminale.
La deiscenza delle silique ha da sempre rappresentato un grave problema pratico, in quanto la sgranatura alla raccolta comporta ingenti perdite di prodotto. Proprio per risolvere questo inconveniente sono state selezionate nuove varietà di colza che presentano un grado d'indeiscenza sufficiente a consentire un certo ritardo nella raccolta senza eccessivo danneggiamento.
I semi sono piccoli, lisci e sferici, con tegumento di colore bruno rossastro che diventa più scuro col procedere della maturazione; 1000 semi pesano 3,5-5 grammi, a seconda della varietà, anche se le dimensioni maggiori vengono raggiunte dai semi delle varietà invernali.
Il 12-20% del peso dell'intero seme è rappresentato dal tegumento; tolto questo, il seme risulta composto da due cotiledoni e dall'embrione che contengono le sostanze di riserva. L'embrione contiene dal 38 al 50% (in media 40-42%) di olio e il 21-24% di proteine; nelle varietà primaverili il contenuto in olio aumenta progressivamente durante la maturazione; in quelle invernali, invece, aumenta fino a quando la siliqua non assume la tipica colorazione giallognola, per poi diminuire a maturazione completata. I semi di questa specie contengono glucosinolati, sostanze solforate con effetto gozzigeno, la cui presenza limita l'impiego della farina di estrazione del colza nell'alimentazione del bestiame: l'effetto gozzigeno è dovuto ai prodotti dell'idrolisi dei glucosinolati,gli istotiocianati, che alterano le funzioni della tiroide provocando ipertiroidia.

BIOLOGIA:

Nel clima italiano il ciclo biologico del colza é autunno-primaverile. Seminato tra la fine settembre e i primi di ottobre, emerge dal terreno dopo 10-15 giorni con le due foglie cotiledonari; successivamente emette nuove foglie che formano una rosetta. E' proprio questo lo stadio di massima resistenza al freddo (6-8 foglie, fittone di 15-20 cm e colletto del diametro di 6-7 mm): é importantissimo quindi che le piantine di colza, all'arrivo dei primi freddi invernali (in genere a dicembre) siano sviluppate in una rosetta di 6-8 foglie completamente formate e che l'apice vegetativo sia protetto da numerose altre foglioline in via di formazione. In questo stadio il colza resiste anche a molti gradi sotto zero (-15°C), purché non vi siano ristagni d'acqua. Lo zero di vegetazione è a 6-8°C.
Nel corso dell'inverno, sotto l'azione delle basse temperature (vernalizzazione) avviene il viraggio dell'apice, che cessa di formare foglie per formare gli abbozzi fiorali. E' fondamentale dire che le varietà autunnali non entrano nella fase riproduttiva se non sono state sottoposte ad un periodo di vernalizzazione, che si realizza con la permanenza, per almeno 40 giorni, a temperature inferiori a 10°C. La levata inizia nella seconda metà di marzo: alla fine di questo mese il fusto (caule) è lungo circa 20 cm ed è già visibile l'infiorescenza principale. Nella prima decade di aprile, nonostante la pianta non abbia terminato la crescita vegetativa, inizia la fioritura: l'accrescimento si arresta in concomitanza con l'antesi dei fiori più alti. Non è raro infatti osservare sulla stessa infiorescenza la presenza contemporanea di fiori in boccio, fiori in antesi e silique.
Dopo 30 - 40 giorni dall' avvenuta fecondazione , i semi cominciano a riempirsi di materiali di riserva: il contenuto di olio raggiunge il massimo valore dopo circa 60 giorni. Il seme giunge a maturazione dopo 80 giorni dalla fioritura. Nonostante la fioritura del colza sia molto abbondante, molti fiori, soprattutto quelli fioriti per ultimi, non giungono a produzione; molti ovuli inoltre abortiscono.
Ciò è in parte dovuto a condizioni pedoclimatiche sfavorevoli, e porta in ogni caso ad una riduzione della potenzialità produttiva.
Alla maturità delle silique la pianta si presenta in gran parte defogliata e con la parte terminale dello stelo e delle ramificazioni secche.

ESIGENZE PEDOCLIMATICHE:

Il colza è una pianta microterma: non necessita quindi di temperature elevate per svilupparsi. Lo zero di vegetazione è a 6-8°C. Le varietà autunnali resistono molto bene al freddo: allo stadio di rosetta il colza resiste anche a molti gradi sotto zero (-15°C), purché non vi siano ristagni d'acqua. Questa specie teme periodi siccitosi soprattutto durante le fasi di levata e fioritura. Il colza predilige climi temperati, umidi, non troppo soleggiati. La pianta, nel complesso, non è particolarmente esigente: predilige terreni profondi, freschi, fertili e leggeri, si adatta a quelli argillosi , calcarei e torbosi, purché ben drenati. Il colza tollera sufficientemente la salinità e il pH del terreno.

TECNICHE COLTURALI:

Nelle regioni asciutte del Centro-Nord Italia il colza può avvicendarsi al frumento. Consegue ottimi risultati dopo leguminose pratensi o da granella mentre non risulta conveniente la successione a sé stesso, soprattutto quando si verificano attacchi di Phoma lingam.

  • PREPARAZIONE DEL TERRENO:

    Particolare attenzione deve essere riservata alla preparazione del letto di semina, in quanto i semi sono di dimensioni ridotte. Normalmente viene eseguita un'aratura di media profondità (25-30 cm). Seguono poi le erpicature per affinare il terreno; con clima secco e terreno argilloso si può optare per una "minima lavorazione" con erpici per rompere semplicemente le stoppie. Nel caso in cui il terreno si presentasse troppo soffice al momento della semina è necessaria una rullatura.

  • CONCIMAZIONE:

    La concimazione deve tener conto del modesto fabbisogno del colza nel periodo autunnale. La dose di azoto è molto simile a quella consigliata per il frumento: 150 Kg/ha, sottoforma di nitrato ammonico o urea da distribuirsi 1/4-1/5 in presemina, e la rimanente parte poco prima della levata. Eccessi di azoto provocano un maggior sviluppo fogliare rispetto a quello radicale, rendendo la pianta più suscettibile al freddo. In funzione dell'elevato potenziale di assorbimento dell'azoto, il colza può essere impiegato come "cover-crop". Sono sufficienti poi 60-80 Kg/ha di P2O5 e 70 Kg/ha di K2O distribuiti in presemina.

  • SEMINA:

    Il periodo per la semina varia in funzione dell'ambiente di coltivazione. In linea generale si opera in modo da far raggiungere alla pianta lo stadio di rosetta al sopraggiungere dei primi freddi. Per quanto riguarda le coltivazioni italiane, la data consigliabile è compresa tra la metà di settembre e quella di ottobre.
    L'investimento teorico può variare da 100 a 120 piante/m2 per ottenere, alla raccolta, una densità di 50-60 piante/m2; il quantitativo di seme necessario, considerando un 30-40% di perdite, varia da 5 a 7 Kg/ha. Si impiegano seminatrici di precisione o, in alternativa, seminatrici per frumento regolate per una distanza tra le file di 30 cm. Quantitativo di seme e distanza tra le file hanno poca influenza sulla produzione. Maggiori densità di impianto, infatti, sono correlate a un minor numero di silique per pianta.
    Una densità di piante elevata rimane comunque un mezzo agronomico importante per aumentare la densità radicale e quindi l'assorbimento dei nitrati. Di notevole importanza per la germinabilità è, invece, la profondità di semina che non deve superare i 2 cm.

  • LOTTA ALLE MALERBE:

    La lotta alle malerbe, come la preparazione del letto di semina, è di fondamentale importanza per la coltivazione del colza, che soffre molto la competizione delle infestanti soprattutto nel periodo iniziale di accrescimento. Le specie più frequenti ci sono graminacee (Alopecurus mysuroides, Avena sp.pl., Phalaris sp.pl. e Lolium sp.pl.) e dicotiledoni (Veronica sp.pl., Stellaria media, Capsella bursa-pastoris, Galium aparina, compositae, poligonaceae e cruciferae) tra cui risulta molto temibile la crucifera Sinapis arvensis.
    La lotta si effettua con un primo trattamento in presemina con Napropamide o Trifluralin. In alternativa, per un trattamento in pre-emergenza viene utilizzato il Metazaclor. Un secondo trattamento viene effettuato in postemergenza, con diserbanti a prevalente azione graminicida come Setoxydim, cidoxydim, ecc.

  • LOTTA AI FITOFAGI:

    Tra i principali fitofagi si ritrovano diversi coleotteri. La Psylliodes chrysocephala, a esempio, è particolarmente dannosa dallo stadio di emergenza fino alla levata. L'adulto provoca erosioni di 1-2 mm su cotiledoni,foglie e alla base del fusto in autunno; le larve attaccano la pianta al momento della levata, minando gli steli fino a distruggere la gemma terminale. Il Meligethes aeneus (meligete) compare nel mese di marzo. L'adulto divora i bottoni fiorali per nutrirsi del polline, le larve attaccano le gemme. I Ceuthorrhynchus picitarsis (punteruolo dell'apice) e Ceuthorrhynchus assimilis (punteruolo delle silique) sono particolarmente pericolosi per i danni che possono arrecare a foglie, bottoni fiorali e giovani silique. Danni rilevanti possono essere imputabili anche alla Hylemyia brassicae (mosca del cavolo). Tra le più importanti fitopatie del colza si trova l'Alternaria brassicae (presente in semi contaminati, residui colturali, crucifere spontanee): interessa tutto il ciclo vegetativo della coltura e si manifesta con tacche nere sulle foglie, fusti e silique. Può provocare la morte delle giovani plantule.
    Un'accurata concia del seme, rotazioni non troppo corte e l'impiego di cultivar resistenti rappresentano validi metodi di lotta.

  • RACCOLTA:

    Viene effettuata quando l'umidità media del seme è inferiore al 14%. La data è compresa, al nord Italia, tra la seconda e la terza decade di giugno. Si impiegano mietitrebbie con testata per frumento opportunamente regolate: barra falciante alta; ventilazione, velocità del battitore e distanza tra questo e il controbattitore al minimo. Le operazioni di raccolta dovrebbero iniziare nelle prime ore del mattino e vanno interrotte nelle ore più calde al fine di ridurre le perdite.

  • RESE:

    Il colza non è diffuso a livello nazionale. Risultano oggi interessati, infatti, solo 16.000 ha concentrati, peraltro, nel centro-sud. Le attuali produzioni medie sono dell'ordine di 2,6 t/ha, con punte di oltre 3 t/ha nel nord. Queste ultime, quindi, sono da ritenere un obiettivo fattibile per le superfici a set-aside della Pianura Padana. A questo proposito si sottolinea che le rese medie nel centro-Europa (Francia-Germania) variano dalle 3 a 4 t/ha a seconda del clima.


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