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PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI UN INTERVENTO DI AMBIENTALIZZAZIONE SU IMPIANTO A CARBONE RISALENTE AGLI ANNI 60

Pubblicazione

Data: 04-2009

Autore: G. Pelandini – G. Valenti Enel Ingegneria e Innovazione – Divisione Sviluppo e Realizzazione Impianti M. Bastianini Enel Produzione – Divisione GEM -Sviluppo Autorizzazioni Ingegneria

Collana: BT - 44 - Apr 09 - Processi di combustione: Tecnologie innovative per la compatibilità ambientale

Note:
Sulla spinta dei limiti imposti dai regolamenti nazionali e sovranazionali in merito alle prescrizioni ambientali gli impianti di produzione di energia elettrica esistenti hanno nel tempo dovuto via via adeguarsi, con l’aggiunta di sistemi di denitrificazione, di desolforazione e migliorando i sistemi di captazione polvere. Le ambientalizzazioni, così sono stati chiamati questi adeguamenti, sono avvenute a partire dalla fine degli anni 80 sugli impianti di costruzione più recente e di maggiore potenza. Gli interventi così pianificati possedevano due aspetti decisamente positivi, in primis più grandi erano gli impianti ambientalizzati e maggiore in valore assoluto era la riduzione degli inquinanti e in secondo luogo più recenti erano gli impianti e maggiore era la disponibilità di spazi per l’inserimento dei nuovi sistemi ove non già espressamente previsti già in fase di progettazione. Alla fine di questa prima fase erano rimasti esclusi gli impianti di minor potenza, che erano anche quelli di costruzione meno recente che possedevano efficienze mediamente inferiori, quindi probabilmente anche con un numero di ore di esercizio minore. Per questi si poteva pensare in un primo tempo all’utilizzo di carboni speciali la cui combustione producesse meno inquinanti ed ad una graduale dismissione. Al temine degli anni 90, nel panorama di un mercato dell’energia competitivo, gli impianti a carbone sono diventati preziosi e quindi anche quelli definiti “minori” hanno trovato il loro spazio nel parco di generazione. Nel contempo i regolamenti ambientali si sono ulteriormente inaspriti, e per quegli impianti minori, ma dotati di sufficiente vita residua e una discreta efficienza, l’alternativa alla dismissione era l’ambientalizzazione. Questo è stato il caso dei primi due gruppi della centrale di Fusina (VE). Progettati all’inizio degli anni 60 dall’allora società privata SADE, con notevole lungimiranza nel campo della diversificazione delle fonti energetiche, i gruppi n° 1 (165 MW, entrato in servizio nel 1964) e n°2 (171 MW, entrato in servizio nel 69) alimentati a carbone e a olio combustibile, non disponevano, ovviamente, di alcuna predisposizione ne’ per l’inserimento di catalizzatori Denox, ne’ per l’installazione di desolforatori. La prima unità era già dotata di un sistema di abbattimento polveri di tipo a ciclone poi rivelatosi inefficace. In occasione della costruzione della seconda unità si decise di cambiare sistema di abbattimento polveri, sostituendo sulla prima unità il ciclone con un precipitatore elettrostatico ;: la seconda unità venne costruita da subito col precipitatore . Il primo intervento, al termine degli anni 90 ha riguardato la sostituzione dei precipitatori elettrostatici, ormai obsoleti e insufficienti, con dei filtri a manica. I margini previsti dal progetto hanno consentito la sostituzione senza ulteriori interventi. Il passo ulteriore consisteva nell’installazione di Denox catalitici e di Desox. Il posizionamento del catalizzatore si doveva effettuare su due caldaie progettate in un tempo in cui non era assolutamente prevista l’eventuale necessità di futura installazione, quindi con nessuno spazio ne’ per i volumi del reattore, ne’ per i collegamenti al circuito fumi nei punti adatti. Lo spazio fra sistema i ventilatori indotti e il camino di ciascuna unità, non prevedeva alcuno spazio utile per il sistema di desolforazione, e neppure sull’immediato retro camino. Bisognava andare più lontano e in spazi che obbligavano ad un unico sistema, comune ad entrambi i gruppi. Il tutto in un mercato competitivo nel quale ogni fermata di un gruppo a carbone è una perdita economica secca. Quindi tempi di fermata ridotti al massimo, e perfettamente schedulati. Spazi ridotti quando presenti, lunghi condotti per andare e tornare dal desolforatore, tempi ridotti, programma ingessato. Magari anche costi contenuti? Questa è stata la ns sfida per l’ambientalizzazione dei gruppi 1 e 2 a Fusina.


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