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Idrogeno e normativa

30/11/2021

Perché partecipare ai lavori normativi? Il caso della garanzia di origine dell'idrogeno. In questo periodo si parla molto di idrogeno, non è un segreto. Si parla in modo significativo anche di garanzia di origine. Quest'ultima, sicuramente meno nota dell'idrogeno, non è altro che – prendendo spunto dal sito del GSE – "una certificazione elettronica che attesta l’origine rinnovabile delle fonti utilizzate dagli impianti qualificati IGO". Sintetizzando al massimo, un impianto a fonti rinnovabili qualificato IGO può emettere una garanzia di origine associata all'energia prodotta (o al vettore) immessa in rete. Una volta che la GdO è emessa, un consumatore che preleva una certa quantità di energia/vettore da una rete può dimostrare al mercato di aver utilizzato energia rinnovabile rilevando e cancellando la GdO emessa all'origine. Non tutti sanno che la GdO è regolamentata dalla Direttiva RED II sulle fonti rinnovabili e che la stessa obbliga gli Stati Membri ad applicare un particolare norma tecnica, la EN 16235, ora applicabile alla sola energia elettrica. La norma è però in fase di revisione per includere anche biometano, idrogeno e calore. Fortunatamente la revisione è gestita da Comitato Tecnico europeo, il CEN/CENELC JTC 14, la cui governance è gestita dal CTI, su mandato dell'UNI. Arriviamo al motivo che ci ha portato a parlarne in queste poche righe. Si è conclusa da qualche minuto una accesissima riunione del citato JTC 14 in cui si è dibattuto se la norma in questione, o meglio, i partecipanti al tavolo che la sta elaborando si possono permettere di decidere se l'idrogeno da fonti rinnovabili può essere immesso nella rete del gas naturale o no. Semplifichiamo molto, lasciando aperta la porta del CTI per chi volesse approfondire, ma il succo è proprio quello. Giocando sulle regole di emissione, cancellazione e disclosure della GdO per l'idrogeno nella EN 16325 si potrebbe influenzare il futuro di "qualche" miliardo di euro di investimenti in tutta Europa. Questa discussione sta andando avanti da 2 anni perché l'attenta partecipazione della delegazione italiana ai lavori ha permesso di intercettare il problema e fermare una deriva dannosissima che avrebbe potuto mettere in crisi anche il ruolo della normazione stessa. Ora stiamo cercando di fare in modo che la norma consenta tutte le opzioni e scenari possibili, ma non è facile. Serve una potenza di fuoco non banale per garantire che la norma rimanga "strumento" e non prenda decisioni politiche. Secondo il lettore vale o no la pena seguire la normazione tecnica?

 

Editoriale "Energia e Dintorni" - Novembre 2021

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