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Scelti per voi: TERMOVALORIZZATORE CONTESTATO

TERMOVALORIZZATORE CONTESTATO. “Barilla, al Mulino Bianco il termovalorizzatore fa paura”. Così titola l’apertura di pag.13 dell’inserto di Repubblica “Affari & e Finanza” del 10 maggio. Il sommario specifica quale sia la questione: “Il Comune ha costi crescenti di smaltimento dei rifiuti e ha deciso di realizzare un impianto di ultima generazione a emissioni inferiori a una stufa a legna. Ma tutto il settore alimentare è in fibrillazione”.
L’articolo di Emilio Piervincenzi inizia con un virgolettato, definito dal giornalista “un’acrobazia lessicale”, di Guido Barilla: “Riteniamo che la tecnologia espressa da Enìa dia una garanzia significativa e assoluta sulla qualità del termovalorizzatore. Ma il fatto che venga costruito a Parma e in una certa posizione, ci preoccupa”.
L’impianto al centro del dibattito è in costruzione a Ugozzolo, a circa un chilometro dalla sede dello stabilimento Barilla. Dovrebbe entrare in funzione nel 2012 trattando 130.000 tonnellate di rifiuti all’anno. Chi opera nel settore agroalimentare teme che la presenza del termovalorizzatore si traduca in un danno d’immagine.
Andrea Allodi, presidente di Enìa, la società che costruirà l’impianto, ha voluto illustrare agli agricoltori della zona e ai giornalisti  le caratteristiche del termovalorizzatore. Riferisce sempre l’inserto di Repubblica: “Il nostro impianto, che ovviamente è dell’ultimissima generazione, e che oltre a bruciare rifiuti genera calore che portato nelle case consentirà di dismettere 30.000 caldaie altamente inquinanti, immette nell’atmosfera il 67% di azoto atmosferico, 15% di vapore, 9% di ossigeno, 9% di anidride carbonica, i restanti composti (ossidi di azoto e di zolfo, polveri, diossine etc), sono solo tracce. A fronte di 130.000 tonnellate di rifiuti, le diossine prodotte in un anno e che tanto spaventano i vari comitati “Inceneritori no” non supereranno i 30 milligrammi, una quantità di molto inferiore a quella di una stufa domestica”.
Ancora una volta, quindi, si dimostra come sia fondamentale spostare la discussione dal piano emotivo a quello della misura, condividendo i criteri e le metodologie con le quali si monitorano tutte le emissioni.



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