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Lupus in fabula: scelti per voi - INQUINAMENTO DA RISCALDAMENTO A LEGNA e PER UN PUGNO DI CREDITI

Si torna a parlare dell’inquinamento prodotto dal riscaldamento a legna al Systems for environmental projects. Un problema che deve essere affrontato ricercando “metodologie e strumenti che permettano una valutazione ed una quantificazione di tale impatto”. “Il riscaldamento a legna può esser dannoso per la salute”: è questo il titolo dato all’articolo di Stefania Petraccone pubblicato sulla rivista online “Villaggio Globale” (http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11677%3Ail-riscaldamento-a-legna-puo-esser-dannoso-per-la-salute&Itemid=124&lang=it) Il pezzo prosegue affermando che “Da uno studio dell'Università Bicocca di Milano è emerso che l'uso della legna per il riscaldamento è una importante sorgente di Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), composti che possono rappresentare un rischio per la salute umana. Il dott. Andrea Piazzalunga, ricercatore della Milano-Bicocca, dice che «il riscaldamento domestico e le emissioni industriali rappresentano importanti contributi di pressione ambientale nel contesto cittadino. Negli ultimi anni l'attenzione nei confronti dell'utilizzo della legna per il riscaldamento domestico è in aumento, se da un lato questo combustibile è rinnovabile e nel bilancio della CO2 può essere considerato a impatto zero, dall'altro la sua combustione, con le tecnologie oggi più diffuse ha emissioni in atmosfera che non possono essere considerate trascurabili». Il dott. Piazzalunga aggiunge che «studi recenti, sia italiani sia europei, hanno messo in luce che l'utilizzo della legna come fonte di riscaldamento domestico ha un significativo impatto sulla qualità dell'aria anche nei centri urbani. Infatti la combustione della legna sembra essere anche un'importante sorgente in atmosfera di Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), composti che possono rappresentare un rischio per la salute umana». I risultati dello studio verranno presentato al Sep, Systems for environmental projects, in programma dal 21 al 24 aprile a Padova ed esattamente giovedì 22 alle 14 in cui il dott. Piazzalunga illustrerà, oltre alle metodologie per la stima del contributo della legna ai livelli di inquinamento, anche i dati relativi ad alcune città italiane. In questa giornata verrà dato ampio spazio alla tematica del «riscaldamento domestico ed emissioni industriali» che rappresentano un importante contributo nella qualità ambientale nel contesto cittadino. Nel corso del convegno si confronteranno esperti del settore per analizzare le principali cause dell'inquinamento in ambiente urbano, che suscitano maggiore preoccupazione sociale e sollecitano una particolare attenzione da parte degli enti di controllo. Il dott. Gianluigi de Gennaro del Dipartimento di Chimica dell'Università degli Studi di Bari aggiunge che «l'impatto della produzione industriale, se pur spesso decentrata, ha una ricaduta anche sulla qualità dell'ambiente nei centri urbani. Questo induce a ricercare metodologie e strumenti che permettano una valutazione ed una quantificazione di tale impatto. L'attenzione si concentra su aree definite "a rischio" a causa della presenza di numerose attività industriali altamente impattanti presenti sul territorio; particolare rilievo, ad esempio, assumono i centri di Taranto e Trieste, interessati da impianti siderurgici tra i più importanti a livello europeo». Il dott. Fabrizio Passarini del Dipartimento di Chimica Industriale e dei materiali dell'Università degli Studi di Bologna afferma che «i processi di smaltimento dei rifiuti rappresentano l'ultima fase di una gestione integrata. Costituiscono inoltre un problema di particolare sensibilità sociale e la loro accettabilità deve essere veicolata mediante un'opportuna gestione che prevenga o limiti i conflitti con la popolazione. Tale gestione richiede l'utilizzo di adeguati strumenti scientifici, sia a supporto delle decisioni, sia per il controllo degli impatti sull'ambiente e sulla salute umana provocato dai processi di smaltimento. In particolare, risulta importante individuare le soluzioni più adeguate da una prospettiva che comprenda l'intero ciclo di vita dei rifiuti, mediante strumenti analitici, quale l'Lca, e progettuali, quale l'Eco-design»”.

 

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“24”, il magazine del Sole 24 Ore, ha messo in campo un finto imprenditore desideroso di acquistare diritti di emissioni per la sua azienda. In un servizio di sette pagine, pubblicato sul numero del 17 aprile, è raccontato nel dettaglio il viaggio di Mr Black, definito come “imprenditore con la coscienza ecologica”, tra Regione, Camera di Commercio, intermediari e consulenti. Un viaggio descritto come un giro dell’oca, che si conclude senza nulla di fatto. L’articolo sostiene la tesi che oggi, per un imprenditore medio piccolo (16 dipendenti, ma un bel giro d’affari) è praticamente impossibile districarsi sulle norme per il protocollo di Kyoto. L’imprenditore non ottiene le informazioni che cerca alla Camera di Commercio, e così alla Regione Lombardia, dove però lo avvertono che stanno lavorando con Legambiente a un progetto per certificare “l’impronta CO2 sul singolo prodotto o servizio”. L’intermediario della Borsa delle Emissioni sottolinea che loro si occupano solamente dei grandi clienti, consigliando però di rivolgersi a un consulente per calcolare esattamente la CO2 emessa e, dopo aver fatto certificare il tutto, tornare eventualmente da loro per le compensazioni. Un aiuto Mr Black lo riceve dal consulente ambientale: un ingegnere di un gruppo specializzato in questo settore che con domande appropriate gli spiega concretamente come è possibile calcolare l’impronta del diossido di carbonio. Ultima tappa di questo viaggio è l’ente certificatore tedesco il cui ingegnere sottolinea che per le compensazioni più che agli alberi è meglio riferirsi all’acquisto di “crediti proposti da produttori di energie rinnovabili, come sole, vento e biomasse”. L’articolo si conclude con una parola che sembra testimoniare la difficoltà dell’intero percorso: “Aiuto”. In realtà, leggendo il servizio con attenzione, si scopre che all’imprenditore ecologista sono stati dati tanti suggerimenti utili, la cui applicazione non è però immediata. Mr Black si scontra in fondo con un problema di procedure e di comunicazione: vuole operare, ma non sa a chi rivolgersi e come. Un articolo, insomma, sul quale vale la pena riflettere.



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